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Giornata della bioeconomia, ricerca e industria si confrontano alla FEM

Incontro oggi a San Michele tra enti di ricerca ed aziende del settore agroalimentare ed agroindustriale

Data: Giovedì, 28 Maggio 2026

COMUNICATO STAMPA

La Fondazione Edmund Mach ha riunito oggi presso il Palazzo della Ricerca e Conoscenza, numerosi enti di ricerca ed aziende del settore agroalimentare ed agroindustriale di diverse regioni e province nel Nord Est, impegnati nello sviluppo della bioeconomia, ossia dell’economia basata sull’uso sostenibile delle risorse naturali rinnovabili, inclusi scarti e rifiuti residui dei processi di lavorazione e produzione.

“L'obiettivo di questa giornata che la FEM ha sempre puntualmente valorizzato con attività convegnistiche e più in generale di divulgazione è sensibilizzare cittadini, istituzioni e imprese sull'importanza di un'economia che utilizza risorse biologiche rinnovabili per promuovere modelli di produzione e consumo sostenibili” ha evidenziato il presidente FEM, Francesco Spagnolli, che ha anche ricordato l’importante lavoro svolto a San Michele dal prof. Gianni Zorzi, fondatore del gruppo di ricerca sulla bioeconomia, presente all’incontro, al quale è poi subentrata l’attuale responsabile dott. ssa Silvia Silvestri, referente di FEM nello SPRING.
Il convegno si inserisce tra gli oltre 20 eventi che si tengono in occasione della l’8°giornata della Bioeconomia, promossa dal Cluster nazionale della Bioeconomia circolare e Assobiotec-Federchimica. Dalla produzione delle biomasse alla trasformazione industriale, fino allo sviluppo di nuovi ingredienti, materiali e applicazioni, ogni fase esprime pienamente il proprio potenziale solo se integrata in un sistema più ampio. La Filiera Bioeconomia Circolare nasce con questo obiettivo: costruire connessioni strutturate tra mondi oggi separati capaci di evolvere in modelli generativi.
Tra gli enti partecipanti, oltre alla Fondazione Mach nel ruolo di organizzatore, l’Università di Trento, il Centro Sperimentazione di Laimburg e l’Università di Bolzano, la Fondazione Agrifood Friuli Venezia-Giulia, il Centro INNOSAP della regione Veneto e il Cluster Agrifood dell’Emilia Romagna. Ognuno di questi enti è stato accompagnato da un’azienda del territorio per raccontare in prima persona la propria esperienza. Circa 60 i partecipanti che hanno beneficiato di una visione estesa di come territori con caratteristiche differenti affrontano questa sfida e di come le aziende, spesso pioniere e certamente lungimiranti, hanno saputo individuare ed applicare alla loro realtà le soluzioni vincenti per migliorare la sostenibilità ambientale ma anche economica e sociale.
I sistemi bioeconomici non hanno confini territoriali corrispondenti ai confini amministrativi ma anzi possono beneficiare dell’interazione con altre realtà e di esempi vincenti concreti. In tal senso le aziende che si sono presentate nella seconda parte della mattinata hanno portato le loro esperienze dirette applicate a settori differenti: acquacoltura, distillazione bevande, industria trasformazione frutta, riprocessamento scarti alimentari.

La Bioeconomia
Con il termine bioeconomia si intende l’insieme di attività economiche connesse all’invenzione, sviluppo, produzione e uso di prodotti e processi a base biologica all’interno di tre macro-settori: agroalimentare, foreste e bioindustria, bioeconomia marina. Questi settori sono accomunati dal fatto che utilizzano materie prime rinnovabili e dalla possibilità di recuperare, riciclare e reinserire nei cicli produttivi gli scarti di lavorazione e i rifiuti organici residui dei processi lavorativi. La bioeconomia, quindi, rappresenta la componente rinnovabile dell’economia circolare, l’economia in cui non esistono più rifiuti ma in cui tutti gli scarti, siano essi rifiuti o sottoprodotti, sono risorse utilizzate per produrre nuove materie prime, energia, alimenti e mangimi, ed altre sostanze ad alto valore aggiunto.

FEM e il suo impegno verso la transizione digitale e green del settore agroalimentare
Il gruppo di lavoro alla FEM è nato negli anni Ottanta sotto la guida del prof Gianni Zorzi e inizialmente si occupava di recupero e valorizzazione dei rifiuti organici attraverso il processo di compostaggio, per valutare la qualità dei processi, delle tecnologie e dei prodotti esitati dagli impianti che iniziavano a nascere in quegli anni per trattare i rifiuti. L’obiettivo perseguito, ampiamente in anticipo su quel che sarebbe in seguito diventato obbligatorio in tutte le normative ed i regolamenti europei e nazionali, era lo stesso di oggi: “ridurre lo spreco, recuperare le risorse, riciclare i materiali” e inoltre, compito affidato dalla Provincia di Trento all’allora Istituto Agrario, “proteggere la salute e la fertilità del suolo”, quello agrario in primis ma non solo, attraverso la definizione di compost di qualità e dei suoi parametri indicatori.
Nel corso degli anni sono state approfondite altre tecnologie, quali ad esempio la digestione anaerobica, che ha introdotto la possibilità concreta di produrre energia rinnovabile dagli scarti organici, a monte della successiva valorizzazione agronomica. Oggi, la mission del gruppo di lavoro è di promuovere il recupero e la valorizzazione di materiali organici di scarto e di rifiuto con un approccio di bioraffineria “in cascata”, attraverso l’integrazione di processi e tecnologie per ottenere composti di interesse industriale (es. antiossidanti, polifenoli), per la conversione in vettori energetici (es. biometano, bioidrogeno) e prodotti per l’agricoltura (es. ammendanti, fertilizzanti e biostimolanti). Il tutto in una prospettiva di bioeconomia circolare basata su processi “Zero waste”. La priorità viene data a sottoprodotti delle filiere agroalimentari, effluenti zootecnici, scarti agroindustriali e rifiuti organici. Un oggetto di studio importante è rappresentato dal suolo, come ecosistema non rinnovabile, la cui salute è a rischio per molteplici cause. Il suolo come accettore finale dei prodotti del recupero (compost, digestati, idrochar), per l’apporto di nutrienti, sostanza organica e carbonio. L’unità partecipa attivamente a progetti di ricerca e sviluppo, ha in essere collaborazioni scientifiche e consulenze specialistiche; fornisce inoltre supporto specialistico ad amministrazioni locali, enti gestori, aziende agricole, impianti di trattamento di rifiuti organici pubblici e privati ed imprese del settore.

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Ultimo aggiornamento:Giovedì, 28 Maggio 2026

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Comunicato stampa