COMUNICATO STAMPA
Fertile, longeva, resistente alle malattie, particolarmente adatta all’alpeggio e capace di adattarsi ai ripidi pascoli alpini, ma inserita nella lista delle razze autoctone a rischio di estinzione. La vacca rendena, razza autoctona, verso la fine dell'Ottocento aveva raggiunto la consistenza di oltre 800 mila capi allevati, mentre oggi si contano poco più di 6000 esemplari, distribuiti per lo più nelle province di Trento, Padova, Vicenza e Verona.
I significativi cali demografici dovuti ad epidemie, crisi economiche e cambiamenti delle pratiche zootecniche hanno messo a rischio la sua sopravvivenza. Tuttavia prosegue l'impegno verso la sua tutela, in primis da parte dell'associazione ANARE, ma anche grazie alla ricerca scientifica. Oggi alla Fondazione Edmund Mach si è svolto l'incontro “La storia genetica delle valli dolomitiche: i Rendeneri e i loro bovini” nel quale sono stati presentati i risultati di un progetto di ricerca che ha evidenziato il ruolo della razza rendena come risorsa per la sostenibilità e la resilienza degli allevamenti di montagna.
Finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, realizzato dalla FEM in collaborazione con le Università di Piacenza, Perugia e Pavia ed il supporto di ANARE, il progetto ha consentito di creare per questa razza una carta d'identità ancora più ricca e completa supportata grazie ad avanzate analisi genetiche che hanno studiato l’origine e l’evoluzione genetica della popolazione della Val Rendena e della razza bovina caratteristica di questo territorio.
L’incontro di oggi è stato aperto da Maurizio Bottura, sostituto Direttore Generale Fondazione Edmund Mach e dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico FEM, Giacomo Broch, Presidente della Federazione Provinciale Allevatori di Trento, Manuel Cosi, Presidente dell’ Associazione Nazionale Allevatori Bovini di Razza Rendena.
Sono intervenuti Heidi Hauffe e Erika Partel della Fondazione Mach, Hovirag Lancioni dell’ Università degli Studi di Pavia, Alessandro Achilli dell’ Università degli Studi di Pavia.
“La conoscenza dal punto di vista genetico - ha evidenziato Maurizio Bottura - consente di mettere in campo una serie di azioni per migliorare la presenza di questa razza autoctona, ma anche la sua produttività e la sua efficienza. Questo vuol dire riuscire a essere presenti sul territorio montano, valorizzando le malghe, patrimonio inestimabile, il turismo e contrastando il dissesto idrogeologico”.
Giacomo Broch ha spiegato che la razza rendena svolge un ruolo molto importante anche all’interno della Federazione allevatori. “E’ autoctona, pertanto va mantenuta e difesa perché è la storia del nostro Trentino”. Manuel Cosi, presidente di ANARE, associazione centrale nella salvaguardia e valorizzazione della Razza Rendena, ha sottolineato che gli studi scientifici consentono di valorizzare l'identità e la forza di questa razza che oggi mantiene la caratteristica della triplice attitudine “latte, carne e mantenimento dell’ambiente, pascolando le terre alte delle nostre montagne”.
Il recente studio scientifico ha approfondito l’origine e l’evoluzione della Rendena attraverso l’analisi del DNA mitocondriale, trasmesso esclusivamente per via materna. Sono stati selezionati 137 bovini per rappresentare la maggior parte delle linee materne presenti nella razza Rendena, più 31 bovini di razza Grigio Alpina, considerata storicamente affine, ma finora poco studiata dal punto di vista del DNA mitocondriale. I risultati hanno mostrato una ricchezza genetica sorprendente: nella sola Rendena sono state identificate ben 86 diverse sottolinee, un dato che indica una diversità elevata e una storia evolutiva complessa.
La quasi totalità dei campioni appartiene alla “superlinea” mitocondriale T3, diffusa sin dall’epoca della domesticazione. Sono emerse, però, anche linee genetiche rare e antiche, oggi poco rappresentate nelle razze moderne. Questo aspetto conferma che la Rendena ha conservato nel tempo il patrimonio genetico (mitocondriale) originale, nonostante le epidemie, i tentativi di incrocio e le forti riduzioni numeriche subite nei secoli.
Il confronto con la Grigio Alpina ha evidenziato una stretta vicinanza genetica tra le due razze, probabilmente dovuta a un’origine comune o a incroci avvenuti in epoche storiche. Tuttavia, l’assenza di DNA mitocondriali identici indica che la Rendena ha mantenuto una propria identità genetica, ben definita, rafforzata dall’isolamento geografico e dalle scelte di allevamento operate nel tempo.
Questi sono i motivi per cui la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio genetico forniscono strumenti utili per una gestione più consapevole della selezione e della conservazione della razza.
La variabilità riscontrata nei bovini di razza Rendena, infatti, non è solo un risultato scientifico, ma racconta anche la storia di secoli di allevamento in un ambiente alpino difficile, in cui uomini e animali hanno condiviso un percorso di adattamento reciproco. Gli allevatori della valle hanno svolto, anche inconsapevolmente, un ruolo fondamentale nella conservazione di questo patrimonio biologico, selezionando animali adatti al territorio e alle esigenze locali. Oggi, la ricerca genetica consente di rendere visibile e misurabile questa eredità, restituendole valore e significato e rafforzando il legame profondo tra la razza Rendena, il territorio e la sua storia.
(sc)
Video, foto e interviste Ufficio Stampa FEM e video razza rendena Ufficio Stampa PAT
https://drive.google.com/drive/u/0/folders/1b39LeGpdZzAT-mmGQwlCbBCsUTSmvbye
Maurizio Bottura
Giacomo Broch
Manuel Cosi
Erika Partel